About the Author: Roberta Turci

La musica mi accompagna da sempre: è il filo invisibile che ha attraversato ogni fase della mia vita. Non l’ho mai studiata davvero come avrei voluto, eppure non mi ha mai lasciata.

D’altronde, ho il Sole in I casa congiunto a Mercurio e Nettuno e una Venere in XII casa.

Cantare e suonare il pianoforte erano i miei sogni di bambina. Ho avuto la possibilità di entrare nel coro dell’Ambrogino, ma mio padre non era d’accordo. Quanto al pianoforte, era costoso e ingombrante, e io ero considerata una ragazzina troppo incostante per un simile impegno (e su questo non avevano torto…)

Oggi so che ogni cosa ha il suo tempo.

Avevo già le idee chiare: musica e introspezione fin da piccola! 😅🎶

L’ho scritto anche nel mio libro, Tutta la poesia che hai risvegliato in me (a proposito, sta per tornare disponibile!): il canto è sempre stato la mia più grande passione, anche se fin da piccola mi sono sentita spesso ripetere che ero stonata e non sarei arrivata da nessuna parte.

Siamo cresciuti quasi tutti con questi condizionamenti: vali se sei brava, e se non sei abbastanza brava a fare qualcosa, meglio non perderci tempo.

Mi sono sentita a lungo ridicola anche solo per il fatto di sognare di cantare, e mi ci sono voluti moltissimi anni per darmi il permesso di farlo, indipendentemente dalla qualità della performance e dai risultati.

E poi, c’è sempre stato questo richiamo fortissimo per il pianoforte. Quando ero piccola, ogni volta che vedevo quei tasti bianchi e neri, restavo ipnotizzata: c’era una forza strana che mi attirava, una forza che è rimasta a lungo trattenuta e sospesa.

Ho avuto comunque la possibilità di cantare nel coro della Chiesa e di studiare chitarra classica. A casa mia, si respirava un po’ di musica, sia per la passione di mio nonno paterno sia per il talento artistico di mio padre, che suonava la fisarmonica fin da bambino.

Quando ho iniziato il liceo, però, la priorità doveva essere data allo studio, e da lì in poi, la musica è rimasta “solo” la colonna sonora a tutto volume dei miei giorni.

Ma la vita sa lei come riportarti da te.

Il canto è tornato in un periodo di grandi trasformazioni.
È stato un primo richiamo, una porta che si è riaperta grazie a una serie di sincronicità.
Cantare è diventato un atto terapeutico: ogni respiro profondo scioglieva tensioni, ogni suono liberava emozioni rimaste imprigionate.
Le neuroscienze spiegano che il canto stimola il nervo vago e regola il sistema nervoso, ma per me è anche molto di più.
È il dolore che finalmente si dà voce, è la vibrazione che ricuce strappi e trasforma la rabbia in armonia.

Eppure, lasciarmi andare nel canto non è stato facile.

Per tanto tempo ho sentito quella voce che diceva: “sei ridicola. Non sei capace. Ma dove credi di andare?”.
È la stessa voce che abita in molti di noi, perché siamo stati educati a credere che possiamo essere amati solo se siamo performanti, utili, competitivi.
Abbiamo interiorizzato l’idea che il valore passi dalla prestazione, non dalla presenza.
Così anche la musica, se non siamo vigili e consapevoli, rischia di trasformarsi in un palcoscenico dove cercare approvazione invece che libertà.
Contattare le ferite della bambina che sono stata, fare i conti con il senso di inadeguatezza e la paura dell’abbandono, e non fuggire dal dolore, mi ha lentamente liberata.
E ho imparato a cantare non per ricevere consensi, ma per respirare.
Non per essere ascoltata, ma per ascoltarmi.

E poi c’è stata l’esperienza con il coro, che ho ritrovato da poco in un nuovo contesto, dove si respira energia pulita.
Cantare insieme agli altri toglie di mezzo l’io e restituisce all’Essere.
Le voci si fondono, i respiri si sincronizzano, i battiti si accordano.
Non c’è competizione: si impara a respirare insieme la stessa nota, e ci si ricorda cosa significa essere in armonia con il mondo.

Da quella scelta di entrare nel coro, una serie di sincronicità mi ha portata al 23 ottobre: la mia prima lezione di pianoforte e l’ordine della mia tastiera bianca! 🎹✨
Quel giorno il Sole è entrato in Scorpione, mentre Luna, Lilith, Mercurio e Marte si riunivano sul mio stellium in prima casa, e Venere in Bilancia entrava nella mia XII casa: transiti sincronici, quasi poetici🥹

E così, due settimane fa, ho aperto una porta, letteralmente e simbolicamente.

Quella della scuola di musica (la mitica Audioshop di Pavia, di Lillo Rossi), e quella di un sogno che mi aspettava da tutta la vita.
Il giorno in cui il mio Maestro (Maurizio Feninno, tra le altre cose tastierista e cantante di una delle più accreditate coverband dei Pooh 🤩) mi ha mostrato l’aula in cui insegna anche ai bambini, ho sentito un’emozione nuova.
Una gioia autentica, un richiamo leggero.
E poi, il segnale che mi ha convinto: sulla porta dell’aula c’è scritto Aula Rita, un nome che risuona forte in me.
Ho scoperto solo ieri che è il nome della mamma del proprietario della scuola, che mi ha detto di lei “non sapeva suonare, ma la scuola di musica era la sua vita, la sua creatura, e l’ha accudita, cullata e cresciuta come una figlia.” 🥹

 

Ho sempre sentito forte il bisogno di dare un senso profondo a tutto (come per legittimarlo).

Ma forse questa volta il senso è proprio non doverlo cercare…
È sempre un atto di coraggio, un moto dell’anima, quello che ci fa scegliere la bellezza senza finalità, quello che ci fa dire “sì” alla vita per il puro piacere di essere in risonanza con la nostra Anima.
È un cambio di frequenza, è la vibrazione di una rinascita autentica: morire a un’identità (quella che deve essere competente, controllata, utile) per lasciare emergere quella che semplicemente sa e vuole vibrare nella gioia!
Anche questo è un modo per 𝖋𝖆𝖗𝖊 𝖆𝖓𝖎𝖒𝖆: muovere le mani sui tasti è, in fondo, un modo di “toccare” l’invisibile.

Al mio fantastico Maestro, ho detto: “qui ti porto la bambina che è in me”, viene lei a lezione, con la leggerezza e la curiosità di chi è impaziente di imparare un linguaggio nuovo.

Non ha un obiettivo da raggiungere, se non quello di volare sulle ali del suo sogno.

 

 

L’altro giorno, l’ho raccontato a mio padre, che oggi ha 93 anni ed è molto fragile.

Non sapevo cosa aspettarmi. Temevo un rimprovero, un commento sui troppi impegni che ho o sul fatto che sono troppo vecchia 🤪
Invece si è illuminato.
Ha ricordato la sua fisarmonica, i pomeriggi di musica di tanti anni fa, e ho visto nei suoi occhi la stessa gioia che sentivo io.
È stato come se la musica avesse trovato la strada per tornare a casa.
Anche mia mamma è felice per me.
Più di una volta, di recente, entrambi hanno detto di aver sbagliato a non farmi studiare canto e musica da bambina.
Ma non è stato un errore: la donna che sono oggi aveva bisogno di imparare da sola a prendersi cura dei sogni di quella bambina, a concedersi il diritto di essere imperfetta e di sentire senza paura.
Solo l’adulta che ha imparato a vivere le proprie emozioni senza vergogna, poteva ridarle il suo canto!

Il pianoforte è anche una forma di meditazione attiva.

Ogni volta che le mani si muovono su due linee diverse, i due emisferi cerebrali imparano a collaborare: logica e intuizione, pensiero e sentimento si accordano come in una partitura perfetta.

È un dialogo continuo tra emisfero destro e sinistro che rafforza la concentrazione, la memoria e la capacità di restare presenti.

Suonare attiva quasi tutto il cervello contemporaneamente: vista, udito, coordinazione, emozione, movimento fine.
È un allenamento che stimola la neuroplasticità, la capacità del cervello di rinnovarsi e creare nuove connessioni, a qualsiasi età.
E mentre il corpo si rilassa, il cervello rilascia dopamina ed endorfine: il risultato è calma, chiarezza, gioia silenziosa.

In fondo, studiare pianoforte significa insegnare al cervello a pensare con il cuore.

E mentre vivo tutto questo, mi è sempre più chiaro che la musica, come la vita, perde significato quando la riduciamo a performance.
Se canto o suono per cercare un riconoscimento o per dimostrare competenza, la musica perde la sua anima.
Solo quando smetto di voler essere all’altezza, e lascio che il suono scorra senza scopo, diventa ciò che è: preghiera, respiro, gioia pura.

In un mondo che ci spinge sempre a essere utili, performanti, produttivi, scegliere di fare qualcosa solo per la gioia di farlo, è un atto rivoluzionario.
È ricordarsi che l’anima ha bisogno di gioco, di armonia, di bellezza.

Come ho raccontato, ho iniziato le lezioni e ordinato la tastiera, il giorno in cui il Sole è entrato nel mio segno di nascita, lo Scorpione. E come ogni passaggio Scorpione, anche questo parla di rigenerazione, di ciò che muore e rinasce in una forma nuova.
Non è un caso che questa rinascita sia avvenuta attraverso la musica, il linguaggio dell’anima per eccellenza, quello che unisce corpo, mente e spirito.

L’astrologia mi ha insegnato che i movimenti del cielo risuonano dentro di noi.
Non si osservano per prevedere, ma per comprendere, per fare anima.
E fare anima significa dare spazio al ritmo naturale della vita, alle sue pause, alle sue dissonanze, alle sue improvvisazioni.

Posso fare tutto questo per la gioia di farlo, perché vibrare nella gratitudine è la terapia più potente che conosca.
Suonare il pianoforte è una forma di mindfulness: mi costringe a esserci, a respirare, a lasciare che le mani si muovano dove la mente finalmente tace.

E forse è proprio qui che la musica, l’astrologia e la vita si incontrano: nello spazio in cui smetti di cercare approvazione e applausi, e inizi semplicemente a vibrare, lasciando che l’anima, finalmente, suoni la sua nota più vera. 🎵

Roberta,

𝖑𝖆 𝖋𝖆𝖙𝖆𝖙𝖚𝖗𝖈𝖎𝖓𝖆💫

P.S. astrologico 💫 Per chi ama leggere i simboli del cielo, la mia Rivoluzione Solare parla chiaro…

Nella mia Rivoluzione Solare dello scorso anno (che sta per terminare) l’Ascendente era in Pesci, nella V casa radix, con Nettuno in congiunzione strettissima, Mercurio in IX, Venere in X e Marte in V casa. In quella che scatterà tra una settimana, c’è uno stellium in V casa, con Venere, Sole, Lilith, Marte e Mercurio. Il MC è in Pesci congiunto a Nettuno e Saturno, in X di RS e V radix. 🎶🎹