Questo, io credo sia l’Alzheimer: una scelta.

In fondo, tutto lo è.

Certo, non tutti riescono ad accettarlo, e infatti non tutti sono disposti a riconoscere di essere anime incarnate sulla Terra per fare un percorso di apprendimento.

Ma se cerchi di comprendere il senso e il significato della vita, a un certo punto non puoi non accorgertene.

Tutto è una scelta, a volte non consapevole, non razionale. Ma lo è: è una scelta dell’Anima.

Accade molto spesso che le persone si rendano conto “troppo tardi”, di non aver dato un senso ai loro giorni, di aver “sbagliato” le scelte coscienti, di non aver investito i talenti ricevuti in dono, di non aver goduto del viaggio. In sostanza, di non aver sentito, o ascoltato, la voce dell’anima.

Ma non sanno ammetterlo a livello cosciente, non lo sanno gestire e trasformare. Allora scelgono di dimenticare.

Troppo dolore, troppo rimpianto. Forse anche qualche rimorso, ma io credo siano molti di più i rimpianti.

Penso anche che l’Alzheimer, come la demenza senile, appartenga a certe generazioni più di altre. Forse in futuro non le vedremo più così diffusamente, proprio perché col passare del tempo, sempre più persone si accorgeranno che vivere solo nella dimensione materiale non ha senso, e cercheranno “oltre” il significato degli eventi.

Ascoltando le storie di chi ha genitori o altri familiari con queste sindromi, vedo vite vissute senza gioia, senza passione, senza curiosità.

Vite rassegnate, ferme nella banalità del quotidiano, prive di slanci e di rischi, o impregnate di dolori troppi grandi, perdite devastanti e lutti mai elaborati.

Vite fatte di rinunce silenziose, spesso ostentate come sacrifici nobilitanti.

O troppo piene di oggetti e vizi, e troppo prive di cuore.

Vite figlie di un paradigma che, per fortuna, sta per dissolversi e morire.

Il dovere, il senso di responsabilità, l’attaccamento all’idea di famiglia, al sacrificio come valore, che è invece  inutile abnegazione che svuota di ogni autenticità.

Oppure il successo, i soldi, il possesso di una bella casa, l’immagine da difendere.

In quel paradigma, si muore dentro.

E a un certo punto si sceglie di cancellare i ricordi.

I rimpianti uccidono, il vuoto interiore e la mancanza di senso uccidono.

Meglio spegnere l’emisfero sinistro, quello che conserva la memoria cosciente, e rifugiarsi nel mondo creativo, intuitivo, immaginale, dell’emisfero destro.

Sognare, cantare, disegnare, ballare, dormire.

Così si arriva prima all’anima, e si ritrova il senso perduto.

Nel silenzio interiore, senza connessione. Padroni del proprio mondo, liberi da tutti i giudizi, come bambini che ancora possono incantarsi e sperare.

Tanti malati di Alzheimer diventano cattivi: è la rabbia che non hanno mai mostrato nemmeno a se stessi, l’amore che non hanno saputo dove mettere.

Altri, sono come neonati pacifici e sereni.

La natura dell’anima si rivela nella sua unicità.

Può sembrare triste, soprattutto dal punto di vista dei familiari che non vengono più nemmeno riconosciuti.

Ma quella tristezza appartiene al bambino interiore, che chiede attenzione, con egoismo inconsapevole, immaturità emotiva e bisogno di riconoscimento.

Lascia chi ha scelto di dimenticare, nel suo luogo magico, fuori da spazio e tempo, a riprendere contatto con l’anima, a riconciliarsi col senso della vita.

Se ami qualcuno che ha scelto di dimenticare, non ti rammaricare perché non ti riconosce più. Raggiungilo nel suo mondo, viaggia nelle dimensioni dell’anima insieme a lui o a lei.

Ti sta facendo da guida, affinché tu possa incontrarti. Il suo dono è accompagnarti a toccare la tua Anima.

Raggiungila e falla vibrare. Questo, secondo me, è il modo più bello in cui puoi fargli sentire il tuo amore.

Ti abbraccio,

Roberta

P.S. Spero di non ferire nessuno con queste riflessioni. Sono solo parole con cui ho tradotto un mio sentire. Se non ti risuonano, lasciale andare…